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Accadeva oggi.

Oggi l’ho rivisto. Il collega gnocco, dico.

Più che lui, sembra che l’azienda abbia preso in parola la mia richiesta di evitarmi, infatti è stato trasferito per un periodo in un’altra sede. Fino ad oggi.

Lui: Come stai cara, fatti dare un bacio

Io (impalata in un angolo): … hehehehe…

Un cliente:  Signorina, lo scontrino.

Io: uh, mi scusa. Grazio e buona giornate!

Pressa del cartone, decisamente.

Peculiarità.

Alla voce “segni particolari” posso inserire utero retroverso?

Inopportuno-girl.

Pessima abitudine quella di chiacchierare con i clienti.

Sabato sera. Coda interminabile alle casse. Il mio nastro è così carico di prodotti che va a rilento. Mentre sono in piedi, all’apparecchio del bancomat, scorgo nella fila il ragazzo che è andato via pochi minuti prima: “Hey, ma sei di nuovo quì? Ci hai fatto l’abitudine a stare in coda? Dimmi un pò, che hai dimenticato?”

Lui sorride e alza due scatole di Durex.

La prossima volta mi infilo nella pressa del cartone.

Mio nonno sapeva suonare, cantare e adorava ballare, ma aveva un pessimo carattere. Mi piace descriverlo come un artista scorbutico, anche se lui non ne sarebbe molto contento.

Me lo ricordo esibirsi in solitaria perchè detestava avere un pubblico. Nei pomeriggi d’estate, quando lo sentivamo cantare, correvamo a nasconderci sotto il suo balcone e lo ascoltavamo mentre si accompagnva col mandolino. Aveva una voce d’altri tempi.

A volte, a tavola, se ne usciva con qualche verso di poesie a noi sconosciute, come:

“Nobile augello che volando vai,
Se vieni da la dolce itala terra,
Dimmi, ài veduto il figlio mio?
Lo vidi;
Era biondo, era bianco, era beato,
Sotto l’arco d’un tempio era sepolto”

che poi abbiamo scoperto essere un canto di Aleardo Aleardi (chi?)

oppure recitava Finestra giallastra che nella notte…

ma abbiamo ragione di credere che si tratti di una sua invenzione perchè non è mai stato trovato nulla a riguardo!

Altre volte ci riempiva la testa di canzoni di Mino Reitano, cambiava le parole a modo suo e inveiva contro i cantanti “di oggi” (che poi erano di allora) e si disperava del fatto che non esistessero più canzoni d’amore con vere parole d’amore.

Ora mi fa sorridere pensare che lo stia costringendo a cantare per lui e che, come faceva sempre, stia battendo il tempo con le mani.


Io e mio fratello. Una vita insieme, quasi 30′anni… quanti giochi, quante liti, quanti ricordi…  quanti ricordi?

Questi:

Io: Hey Nì, ti ricordi quando da piccoli, la domenica mattina, ci svegliavamo all’alba per giocare con la pista delle macchinine? Ti ricordi che la smontavamo e con i pezzi facevamo dei ponti che andavano dal mio letto al tuo?

Lui: No.

Io: Nì, ti ricordi di quella volta che lavammo le bici con la canna e allagammo il garage perchè dimenticammo di chiudere l’acqua?

Lui: No, non mi ricordo.

Io: Ninni, ti ricordi quando attaccammo l’amaca alle ante dell’armadio e vennero giù tutte e due.

Lui: Quale armadio?

Io: Quello della nostra vecchia cameretta… allora, te lo ricordi?

Lui: humm… no.

Io: Mammamia Nì, ti ricordi che da piccoli ci chiudevamo in bagno e mescolavamo in un bicchiere tutti i saponi e i detersivi e veniva fuori un liquido azzurrino densissimo?

Lui: Si, me lo ricordo!

Io: Ma dai! Chissà perchè ci piaceva così tanto, mamma come si arrabbiava…

Lui: Ma perchè, c’eri anche tu?

No, non c’ero. Considerando che abbiamo 4anni di differenza e che il gioco dei detersivi lo facevi verso i 10anni, io… no, non ero ancora nata.

Torre di Babele vol.1

Quando sono stata in ospedale il mio cognatino ventenne (ne ho un altro ultratrentenne, entrambi fratelli del mio innamorato) è venuto a farmi visita. Giunto all’entrata mi chiama al telefono.
Lui: sono quì sotto qual’è il reparto?
Io: l’avrò detto un milione di volte, reparto di ginecologia, primo piano, degenza due.
Lui: ok, grazie ciao.
Pochi minuti e il telefono squilla di nuovo.
Lui: Sono fuori al reparto, qual’è la stanza?
Io: degenza due.
Lui: ok e… qual’è la stanza?
Io: degenza due.
Lui: ho capito, ma se non mi dici il numero della stanza come faccio a trovarti?

Mio papà: Melisse, hai visto il mio maglione beige?
Io: hai un maglione beige?
Mio papà: non è che tu e tua madre vi programmate le risposte prima?
Io: … no papà, non l’ho visto.
Mio papà: ma come? è quello che uso per il lavoro, era quì proprio ieri…
Io: almeno dimmi com’è fatto.
Mio papà: è beige e ha il collo alto con la zip fin sopra il bordo…
Rovisto tra le sue cose e trovo un maglione blu.
Io: è forse questo?
Mio papà: finalmente, dove l’hai trovato?
Io: e questo lo chiami beige?
Mio papà: … non lo è forse?
Io: no papà, non lo è.

Amici: allora è tutto chiaro? dopo i caselli autostradali svoltate a destra e troverete il locale dopo 200mt…
Innamorato: ok, ci vediamo lì verso mezzanotte.
Amici: mi raccomando, non mancate. E’ un bel locale e poi stasera c’è il pienone, c’è Genny Marigliano.
Innamorato: no, gente di Marigliano non ne conosco, giusto qualche collega.

to be continued.

Erano le h10 del 24Dicembre 2008 quando intuii che le festività sarebbero state una grossa fregatura e fu nel momento in cui aprii la porta di casa che desiderai fortemente di cadere addormentata e risvegliarmi alle h10 del 6Gennaio 2009 (rispettivamente ora e data di arrivo e di partenza di mio fratello e co.). Si, perchè il caro figliol prodigo (così soprannominato per il comportamento dei miei genitori ogni volta che torna a casa) quest’anno  ha deciso di tornare accompagnato dalla sua nuova  fidanzata, guardandosi bene però dall’avvisarci che sarebbe arrivato con un ospite… diciamo che voleva gustarsi l’effetto a sorpresa, diciamo. Diciamo anche che lei è una ragazza albanese di 25anni, studentessa di lingue, molto carina e gentile, ma con una lieve tendenza all’ossessione per il cibo e una certa predisposizione non fare un cazzo dalla mattina alla sera.
Mollettone nei capelli, ciabatte a forma di mucca, la mattina percorreva speditamente il corridoio che la portava in cucina: “Colazione!” diceva, mentre prendeva posto a quello che era il mio posto. Si faceva servire, beveva il latte che per 12 giorni è stato: troppo dolce, troppo cacao, troppo caldo, troppo troppo e “brutto sapore” riferendosi a quello scremato, si alzava e si chiudeva in bagno. A pranzo ritornava in cucina per rovistare tra le buste della spesa e per alzare i coperchi delle pentole tra un “ho fame” e l’altro, ma dopo mangiato non si alzava per chiudersi in bagno come dopo la colazione, no. Dopo pranzo si alzava e si metteva sul divano, davanti al camino, a guardare Mtv.
Il giorno 31, mentre l’intera famiglia era alla prese con i preparativi del cenone per 15 invitati, lei, stanca dalla faticosa mattinata passata agli scavi di Pompei, fa un giro veloce in cucina e se ne va a letto. La svegliamo quando parte degli ospiti era già arrita e si presenta loro in accappatoio perchè, nonstante il tavolo apparecchiato e l’aperitivo servito, per lei era ora di farsi la doccia.
Insomma è stato un continuo darsi da fare e quando, prima della partenza, il mio innamorato ha detto alla sua cognata nuova di zecca: “Arrivederci B. ci vediamo a Pasqua, magari verremo a stare da voi per qualche giorno!”, lei pronta ha risposto: “No, casa troppo piccola per tutti, torniamo noi quì, sono stata benissimo!” e ti creeedo!

Vabbeh… è acqua passata, intanto vi auguro uno strepitoso 2009.

Trailer.

Lui. Birillo, il maschio di casa:
birillo
“Mamy, toglimela davanti che me la mangio! Toglila che me la mangio!

Lei. Camilla, fino a poco tempo fa “figlia unica”:
camilla
“Mamy, io proprio non la sopporto! Non la sopporto! Posso morderla… ?”

L’altra. Paris, ultima arrivata:
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“Mamy, senza offesa, ma quei due sono troppo stupidi… finito? ok, torno a distruggere l’albero di natale!”

la Casadimelisse Production

presenta:


Come cani e gatto

a Natale
nei migliori cinema

Eros batte Amore 1-0

Stamattina sono stata svegliata dal trillo del telefono: “Pronto?”
“… perché in una storia non pensavo di trovare mai più
quello che nel giro sai di un’ora mi hai già dato tu
nanana…
perché io e te per cercare di capire chi siamo
siamo andati avanti che alla fine vuoi vedere che ti amo
“.
Era il mio innamorato che, romantico di prima mattina, mi dedicava Vuoi vedere che ti amo di Gianluca Grignani.
Amore, ti amo anch’io ed è veramente bello svegliarsi così ma… cuore, stellina mia, luce dei miei occhi, in sogno stavo facendo sesso con Franco Trentalance e tu e Grignani ci avete, come dire, interrotti proprio sul più bello. Porca miseriaccia! E senza entrare nei particolari, il sogno era molto, molto, molto reale: giro in moto, io che mi avvinghio a lui, letto. Voglio dire, anche in sogno, resto la ragazza semplice, acqua e sapone, della porta accanto, che prima di concedersi deve conoscere bene l’altra persona.
Intanto Grignani smette di cantare.
Lui: “Piccola, sto andando in centro, se vuoi ti compro il cd di Grignani”
Io: “No, ma visto che sei in vena di acquisti…”
Lui: “Cosa?”
Io: “So che su eBay, per beneficenza, sono stati messi all’asta alcuni personaggi della tv… potresti vedere sotto la voce Franco Trentalance?”

Thanks.

Che le buone azioni ci permettono di stare bene soprattutto con noi stessi.
Stamattina (era il mio turno) sono stata in piazza a vendere le stelle di natale per l’AIL: in tre ore sono andate via più di 50 piantine. Sono soddisfazioni!
Grazie a tutti.

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